Anna Felder *Gran Premio di letteratura*


«La disdetta» di Anna Felder è un breve romanzo sperimentale in cui le logiche consuete della narrazione sono violate con dolcezza. La vita domestica di una vecchia casa con giardino è sconvolta dalla notizia di un esproprio imminente: il nucleo familiare – un vecchio padre, il figlio con la moglie e la sorella, un gatto – inizia a vivere in un tempo sospeso, in cui si mescolano inerzia e minaccia dello sfratto. Dei personaggi sappiamo poco o nulla: Felder li coglie in situazione, brucia ogni antefatto, ritaglia una profondità psicologica nella superficie della routine. Come notò Calvino, lo stile procede per «organizzazioni visive dello spazio» e punta alla «‹messa in scena di momenti› della vita quotidiana». Interni ed esterni non sono solo lo sfondo su cui si muovono maschere enigmatiche e scorciate: la stessa scenografia sembra reclamare la sua parte e sporgersi dal palco, gli oggetti diventano soggetti o impensabili punti di vista. La disdetta ha infatti molto del teatro, per l’inesorabilità elegante con cui ogni ‹attore› recita il copione, che sia lampada, oleandro o suora. L’espediente creativo più vistoso è la scelta del narratore: il gatto di casa, che in prima persona registra abitudini e drammi dei protagonisti. Inscenando gli «incarti sentimentali» di uomini e cose, l’autrice impiega uno stile incalzante – e a volte surreale – che espropria il lettore di una messa a fuoco stabile e lo immerge in una malinconia insieme delicata e pungente.